Lettera ad una amica
E’ vero l’ho maltrattata, l’ho violentata, passatemi il termine, ma credo che se ne sia andata felice. Penso di averle fatto provare delle belle emozioni, è stata compagna fedele nei momenti felici (la maggior parte) e in quelli tristi. Era lei a condurre la mie dita sui tasti giusti, lei sapeva quale accordo mi serviva in quel momento. Un paio di concerti se li è pure fatti, qualche piccolo momento di gloria l’ha vissuto. Certo non ricorderà con piacere quella volta in cui finì sotto le ruote della macchina di un mio “CAAAROO..GRRRR” amico. Ma poi tra le mani sapienti di un artigiano è saputa risorgere, con qualche acciacco ma con la stessa saggezza di chi ha visto la morte da vicino. Montagne, boschi, mare, cessi, salotti impregnati di fumo, tende, palchi, balconi, in tutti questi luoghi ha fatto sentire la sua voce e bene o male qualcuno lo acchiappava sempre. Ha voluto finire in bellezza però, con un salto, un lungo volo di qualche secondo durante il quale abbiamo rivissuto la nostra vita insieme, le mille note che si sono infrante nello spazio di un attimo. Questa volta è propria finita. Mi manca, e credo che la sostituirò, non sarà la stessa lo so…sarà dura far prendere ad un’altra le mie forme, il mio cuore, la mia musica. Qualche pezzo di lei però resterà, solo il guscio getterò via, le parti di maggior valore le terrò ben conservate, un giorno magari potranno tornare utili. Credo che la cremerò.
Addio, mia cara.





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